Sfumature di Vita.

Sfumature di Vita..

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Operatore in una notte di inizio inverno …

L’aria di festa ti fa svegliare con un sorriso malinconico, forse perché ti ricorda quando tanti anni fa in questi giorni erano appena iniziate le vacanze invernali con relative abbuffate, giornate passate a giocare e pensieri lontani (poi i compiti si svolgevano scientificamente solo nel tardo pomeriggio del 6 gennaio!). Ormai si è diventati grandi, si lavora e si sbrigano le pratiche degli adulti, ma al risveglio il turno di notte sembra ancora così distante da lasciarti il buonumore.
La giornata trascorre tranquilla tra gli impegni familiari, gli ultimi regali (solo per i bimbi però), qualche scadenza e tutt’ intorno c’è meno tensione dei giorni pre-natalizi; senza quasi accorgersene, si arriva all’ ora di cena con il pensiero della notte che ritorna prepotentemente: “Ma con chi lavorerò stanotte?? Me l’aveva detto Francesco, accidenti!” . Perché il/la collega della notte può essere un alleato/a che ti supporta nei momenti di difficoltà e con cui trascorrere tranquillamente le ore in turno oppure uno spauracchio, come il peggiore dei clienti; anzi, ancora peggio: almeno i clienti non ti stanno seduti accanto, non devi trovare argomenti di interesse comune, non sei costretto a leggere e rileggere la mail aziendali riordinandole per argomento, mittente e ora di invio! E se poi è quello/a nuovo/a, arrivato/a da due settimane, che gestisce solo le pratiche più semplici?!?! Un giorno vorrei vedere di persona chi stabilisce questi benedetti turni (che li appronti a mano o che clicchi semplicemente “invio” davanti ad un programma tendenzialmente freddo ed impersonale): ci sono combinazioni che non possono essere casuali, sicuro!
Mentre passano velocemente questi pensieri, si cena e si cerca di riposare almeno un paio d’ore prima di iniziare la notte; si cerca di riposare dicevo, giacché: 1) Morfeo non viene in soccorso; 2) i vicini provano la cena di san Silvestro e relativi schiamazzi con qualche giorno di anticipo; 3) la mia adorabile piccola peste non riesce a capacitarsi che io sia sparito dalla sua vista e dalle sue grinfie stasera! Se tutto va bene si inizia a dormire gli ultimi 20 minuti, e quando la sveglia ricorda l’impegno lavorativo, la tentazione di chiudere un occhio (anche tutti e 2) e far finta di nulla ti sembra così suggestiva e realizzabile che cominciano a venirti in mente tante scuse buone buone per restare a casa al calduccio … un’altra mezz’oretta soltanto!!!
“Vabbè, meglio se mi alzo e vado; le scuse le conservo per un’altra notte”, e più o meno convinto ci si prepara: poche auto per strada, c’è chi rincasa e chi sta con gli amici in giro a prendere il cornetto fuori al freddo. Quattro minuti per arrivare invece del solito quarto d’ora, e pensi che avevi ancora almeno altri 7/8 minuti preziosi di riposo, sprecati.
Arrivato in centrale, ci sono quei 20-25 gradi di escursione termica standard tra esterno ed interno; non importa se inverno o estate, è sempre così; ed il detto “non esistono più le mezze stagioni” sarà stato sicuramente pronunciato dai primi operatori di una centrale operativa! Tra le postazioni, pochi colleghi ansiosi di terminare e tornare a casa; l’empatia si sarà consumata durante le ultime chiamate e con la mente sono già sulla soglia … da cui spunta il compagno di avventure della notte: “Tra tante donne proprio tu?”. Anche la statistica non mi ama! O sarà la gelosia di mia moglie? Devo controllare se sul cellulare ha qualche contatto degli analisti!
Due minuti all’inizio del turno, inizio ad aprire le varie schermate cercando di essere pronto ad ogni evenienza, ma siamo soli ad affrontare il mondo là fuori … noi in compagnia dell’albero di Natale approntato in sala. Per il momento sembra una notte abbastanza tranquilla, qualche chiamata qua e là, dubbi amletici sulla presentazione (Buongiorno, buonasera o buonanotte?) e qualche chiacchiera sul fantacalcio di quest’anno …
Drin drin !! “Buongiorno (all’una di notte) sono “nome operatore”, in cosa posso esserle utile?”
<< Buongiorno! Volevo dare l’autolettura!>>
È bene che ci sia un testo standard da leggere: di fronte a certe richieste, un povero operatore non riuscirebbe a trovare le parole per esprimere disappunto e meraviglia nello stesso tempo!
“Questo è un servizio dedicato alle emergenze. La invito …”
<<Ah, mi scusi! Buonanotte>>.
Che poi, ridendo e scherzando, qualche notte fa ho chiamato io per l’autolettura e, non so come, la voce guida parlava di trasferimento ad un operatore: panico, paura di fare una figuraccia, ed ho attaccato! Sarò stato registrato correttamente come “chiamata non pertinente” e “caduta linea”? Chissà!
ORE 3:17
L’infausto evento era dietro l’angolo, e non si sfugge: anche stanotte una gomma, in viaggio sull’autostrada, ha sentito che non poteva più andare avanti; sarà che la vita è una ruota, che gli asfalti non sono più quelli di una volta, o che qualche trasportatore ha esagerato con il peso … be’, questa povera gomma di un semi-rimorchio non ha retto più; il malcapitato autista ne da la triste notizia ad un numero di assistenza chiedendone la sostituzione e tramite una fredda mail veniamo a conoscenza dell’evento anche noi della centrale operativa. Quattro occhi si incrociano e cominciano a diventare lucidi per l’emozione … <<Questa la gestisco io, a te la prossima!>>. Manuale a portata di mano e ci si dedica al soccorso; “disponibile rds” e “atc in ads”: ci sono frasi come queste che riescono a far tornare il sorriso! Non dover cercare un gommista aperto alle 4 del mattino e sapere che il veicolo è in un’oasi comoda e localizzabile come l’area di servizio riescono a dare le energie per resistere fino al mattino. Il fornitore risponde al primo squillo e mi sorprende con la sua voce squillante e riposata (che ci fa sveglio a quest’ora?); si perdono le sue tracce per qualche secondo mentre si allontana alla ricerca di carta e penna, e si fa vivo con una Bic rossa (dotazione standard per la notte) con cui prende appunti. La mia parte del soccorso termina con “Grazie e buon lavoro!” mentre lui mette in moto un carro-attrezzi ed esce nella notte ad aiutare uno sconosciuto. Dopo un po’ di tempo, un’altra gomma va in giro per le autostrade italiane a macinare chilometri, guidata da un autista contento di non esser rimasto in un parcheggio per tutta la notte. Ed il cerchio si chiude.
ORE 6:02
Si comincia ad intravedere la fine del turno, non è andata poi così male finora: le assistenze ci sono state ma abbiamo avuto possibilità di interagire, di prenderci qualche caffè e the dal distributore automatico, di parlare dei colleghi e delle nostre famiglie, di passare la notte serenamente … cosa chiedere di più ad un/una collega?
Mentre il compagno d’avventure tenta di capire dove sia potuto finire un cliente teletrasportato in un luogo ignoto e senza segnali, dalla finestra accanto a me si vede l’alba ed i primi vagiti del nuovo giorno; chissà perché all’approssimarsi di ogni inizio si tende a formulare tanti buoni propositi, ad impegnarsi in tanti progetti meravigliosi e di cui non resterà traccia, neanche nella nostra memoria.
Mi appoggio allo schienale e socchiudo le palpebre come per ritrovarmi e dare ordine ai pensieri: ho sempre guardato all’ anno nuovo come una convenzione, ma per questa volta provo a giocare con i sogni e progetti, li tengo pronti se dovessi trovare una lampada dorata da lucidare uscendo dall’ufficio.[A proposito di ufficio, la prima cosa che mi viene in mente è quello del “megadirettore galattico” di fantozziana memoria (e poi i film non ci condizionano, eh?)]. Vedo istantanee di città che vorrei visitare (e cosa vado a pensare? “Chissà chi è il fornitore qui!”); mi passano davanti i visi dei colleghi, quelli che mi accompagnano da anni ed anche di chi ha condiviso solo per qualche mese il lavoro, le risate e lo stress dei periodi forti; sembra pure di sentire le voci di tutte le persone con cui collaboriamo ogni giorno, di tutti gli assistiti con le varie sfumature linguistiche. Sarebbe meraviglioso se nel nuovo anno ci fosse la possibilità di migliorare e crescere, di non pensare a crisi, preoccupazioni per il futuro e timori vari … come se tutto questo fosse solo una eco lontana, in dissolvenza! Sarebbe fantastico avere la mente libera per poter progettare, programmare, avere la possibilità di esprimere al meglio le proprie capacità e peculiarità! E non guasterebbe avere anche una buona dose di serenità al di fuori del lavoro, da poter contagiare chi ci sta vicino (perché limitarmi, arrivati a questo punto!).
3 … 2 … 1 … BUON ANNOOO! E già sembra di respirare un’aria nuova …
Riapro gli occhi; mi serve qualche secondo per realizzare che sono sempre in centrale, a qualche giorno da san Silvestro. Il collega sta chiudendo la pratica; sento che sta per arrivare una chiamata, una certa elettricità nell’aria me lo anticipa; mi sistemo le cuffie e sono pronto per …
DRRIIIIINNNN!!! DRRIIIIINNNN!!!
Ma cos’è, il telefono o la sveglia??? No, non ci credo! Non posso essermi sognato il turno di notte!!! Va bene dedizione al lavoro, però dai … potrò chiedere lo straordinario???
Sono sdraiato sul mio letto, incredulo. Dopo i soliti tentennamenti per il brusco risveglio, più o meno convinto mi preparo e si parte; niente traffico in giro, le luminarie a scandire il trascorrere della notte, e qualche gruppetto di amici alla ricerca di un cornetto caldo da consumare. Parcheggio comodo vicino all’ingresso e mi accoglie una zaffata di aria calda allo strisciare del badge. Pochi colleghi sparsi tra le varie postazioni, in attesa di chiudere una pratica e tornare a casa. Li guardo e sorrido, mentre arriva il collega della notte; mi guardano straniti per la mia espressione, ma la stanchezza si fa sentire e nessuno indaga: loro non possono sapere che questa notte l’ho già vissuta.

NB: come si conviene in questi casi, “ogni riferimento a fatti o persone realmente esistiti oppure esistenti è puramente casuale” … per essere ancora più precisi: ho preso spunto dalla realtà (soprattutto dalla mia) per enfatizzare alcuni aspetti della notte in una centrale operativa, enfasi tipica dei sogni. Permettermi di terminare con una citazione a me cara:

“Sogno di una notte di mezza estate – Atto V – Scena I – Conclusione
Puck
Se l’ombre nostre v’han dato offesa, Voi fate conto v’abbian colto queste visioni così a sorpresa, mentr’erravate in preda al sonno; in lieve sonno sopiti, ed era ogni visione vaga chimera.
Non ci dovete rimproverare se vana e sciocca sembrò la storia; ne andrà dissolta ogni memoria, come di nebbia se il sole appare; se ci accordate vostra clemenza, gentile pubblico, faremo ammenda.
E com’è vero ch’io son folletto onesto e semplice, sincero e schietto, se pure ho colpe, non mai ho avuta lingua di serpe falsa e forcuta; pago l’ammenda senza ritardo, o mi direte che son bugiardo.
Ora vi auguro sogni felici, se sia ben vero che siamo amici, e ad applauso tutti vi esorto, poiché ho promesso che ad ogni torto a voi causato per inesperienza, gentile pubblico, faremo ammenda.”
Antonio Giuseppe Francolino

Il foglio bianco.

Spesso mi son visto come un foglio bianco, a cui affidare le promesse …

sfogliatella's Blog

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Affido ad un foglio
bianco
una promessa:
Accetto te
come mio unico amore,
offrendoti i miei giorni
di vita,
da vivere intensamente.
Ti porto in dono:
Quello che sono stata…
quello che sono…
e quello che sarò…
Sappi che tu Sei
tutto quello che volevo
accadesse
nella mia vita!

*Sfogliatella*

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Prospettive

disegno6

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sebbene sia trascorso tanto tempo, ed i ricordi sembrano confondersi con i sogni, ho conseguito il diploma da geometra: non ho mai avuto troppa fantasia e capacità per i disegni a mano libera, spesso anche la mia calligrafia lasciava (e lascia, purtroppo) molto a desiderare, nonostante anni ed anni di esercizi e di quaderni riempiti di frasi e  numeri come Bart Simpson nella sigla del cartone! Nel disegno tecnico invece avevo modo di esprimermi al meglio, di guidare la porta-mine lungo le squadrette e lungo le lettere precise del normografo, acquisendo uno stile tutto mio in fondo; quando tanti compagni  sbruffavano per nuovi compiti, accettavo con entusiasmo la sfida.
Quello che mi ha sempre affascinato in particolare è stata la costruzione delle assonometrie e delle prospettive, con l’apoteosi dello studio delle ombre proiettate!

Tutto questo preambolo, e dove voglio arrivare … nostalgia delle superiori? esaltazione delle ombre? vanto personale??? Nulla di tutto ciò, per il momento!
Stavo invece riflettendo sullo sforzo mentale necessario per immaginare un oggetto da un certo punto di vista, da una particolare angolazione o sotto una luce specifica: per i disegni ci sono le regole,  ci sono i fuochi a cui convergono tutte le linee, c’è una linea dell’orizzonte ben precisa … invece con le persone non c’è nulla di tutto ciò, non viene insegnato come guardare con gli occhi degli altri, non si riesce bene a comprendere in che modo il mio amico/collega/familiare, o qualunque persona entri nella nostra vita, vede la realtà;  vediamo davvero lo stesso tavolo o no? Leggiamo la stessa frase o il senso cambia da un DNA all’altro? Abbiamo lo stesso incarico o lavoriamo per società diverse?
Questa discordanza diventa più acuta se c’è un errore: dare la colpa, fare un passo indietro e puntare il dito è il compito più facile del mondo; trovare una soluzione all’errore è un incarico da lasciare ad altri … figuriamoci cercare di comprendere il motivo dell’errore! Trovo desolante la pigrizia mentale e superficialità  ….
Sì, un attimo, fatemi leggere nella vostra mente: “Ecco qui uno che spara sentenze! Mancava solo lui!”. No, state tranquilli, non intendo aggiungermi alla schiera di chi giudica i giudici: mi rendo conto che guardare con altri occhi mina le mie certezze, mette in discussione le abitudini e mi  blocca! Per questo puntare il dito diventa una questione di sopravvivenza, diventa indispensabile perché la mia vita possa procedere tranquilla e serena senza troppi intoppi … mica posso fermarmi a pensare ed a guardare altre prospettive! L’unica che conta è la mia!

Ogni tanto poi mi viene in mente che esiste un Dio il quale,  per poter aiutare l’essere umano,  è diventato Egli stesso uomo … perché solo così poteva vedere quanto sembra distante il Padre … solo indossando la carne poteva apprezzare la fragilità … solo soffrendo ha potuto farsi carico dell’abisso di emozioni e di bisogni del cuore. La mia preghiera di stanotte è che possa ricordarmi (non troppo spesso) che se Gesù ha dovuto abbracciare la nostra essenza, per me è sufficiente cambiare punto di vista.