Su e giù per la scala

Berlicche

Sono sull’ultimo gradino della scala, in equilibrio precario nel tentativo di afferrare quel caco troppo alto. La pianta è ancora piena di foglie, ma la scorsa notte si è sfiorato lo zero. Meglio raccogliere adesso.
Sono sudato marcio a forza di scendere e salire in continuazione quei gradini resi sdruccioli dai frutti caduti. Rischiare la vita per raccogliere un caco in più penso sia in qualche maniera inscritto nel DNA maschile. Come è nel DNA femminile non capire il valore del gesto atletico del proprio consorte e chiamarlo per una commissione proprio nel momento in cui è impegnato allo spasimo.
Deve essere così da tempi immemorabili. Probabilmente mentre Urgu delle caverne stava lottando contro la tigre dai denti a sciabola si dev’esser sentito chiedere:
“Urgu, caro, hai quasi finito?”
“Grmpff” (schivando una zampata della belva)
“Allora, quando hai terminato lì potresti andare vicino al fiume a procurarti un po di…

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Normalità

Berlicche

Mi capita l’occhio su una di quelle tabelle comparative che girano su internet dai suoi albori.

Ve la allego qui. “Un normale sabato mattina, con o senza figli”

saturday_mornings

Ah-ah, fa proprio ridere. Per chi s poco l’inglese o non ha voglia di leggere, il genitore passa la mattinata tra piscio, capricci, incidenti domestici a ripetizione. Normale amministrazione, come sa chi ha una famiglia. Quello senza figli, dorme.
Sapete cos’ho pensato, leggendolo?

A quel poveretto che, a fine mattina, si guarda un film nel suo letto. Da solo, senza il sorriso di un bambino, senza nessuno che abbia bisogno di lui.

Che non sa cosa fare, che non ha niente da fare. Inutile e solitario, mentre il film risuona nella stanza vuota.

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