Pregi e difetti

mancanza

Non scrivo spesso, perché quando un desiderio diventa costrizione perde tutto il fascino, per me.

Non so classificare se sia un pregio o un difetto … e ora sono qui a scrivere proprio di questo: di cosa è lecito pregiarsi e quali difetti è bene tenere nascosti sotto il tappeto?

Nessuna classificazione, per carità: per quanto ami schedare, diagrammare e far quadrare i conti (non potrei vivere senza excel!), quando si parla di pregi e difetti rimango cauto; anche perché, chi stabilisce la distinzione? Soprattutto nei rapporti umani, mi lasciano sconcertato alcune riflessioni tipo “Senza questi difetti sarebbe una persona eccezionale!” o simili.

Ognuno ha “peculiarità”, “particolarità”, che lo rendono unico e irripetibile (per fortuna), sia che ci piacciano o meno.

Che poi difetto deriva dal latino defectus, ovvero mancanza: ed allora il difetto che vediamo nell’altro può essere l’occasione per me per colmare una mia mancanza!

Non cresciamo mai!

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Non cresciamo mai!
Oggi sono stato folgorato da questa consapevolezza!!
Vabbè, folgorato è una espressione forte … diciamo che ho avuto una puntura di spillo che mi ha fatto prestare attenzione a questa cosa.

Ci sono sempre di mezzo i nostri istinti, i nostri giocattoli, le nostre preferenze; crescendo diventano idee, valori, destino, e tante altre belle parole, ma il modo in cui ci difendiamo quando il nostro “sistema” viene messo in discussione rimane sostanzialmente lo stesso di quando da bambini ci si rubava i giocattoli!
I capricci sono più elaborati nella forma, mai nella sostanza.

A cosa mi conduce questa nuova consapevolezza? Ancora non lo so di preciso: saperlo mi rende più “leggero”, come quando ti accorgi che quella cosa importante che continui a trascinare è solo una zavorra inutile …
Magari un giorno riuscirò quasi a volare!
Buona vita

Prospettive

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Sebbene sia trascorso tanto tempo, ed i ricordi sembrano confondersi con i sogni, ho conseguito il diploma da geometra: non ho mai avuto troppa fantasia e capacità per i disegni a mano libera, spesso anche la mia calligrafia lasciava (e lascia, purtroppo) molto a desiderare, nonostante anni ed anni di esercizi e di quaderni riempiti di frasi e  numeri come Bart Simpson nella sigla del cartone! Nel disegno tecnico invece avevo modo di esprimermi al meglio, di guidare la porta-mine lungo le squadrette e lungo le lettere precise del normografo, acquisendo uno stile tutto mio in fondo; quando tanti compagni  sbruffavano per nuovi compiti, accettavo con entusiasmo la sfida.
Quello che mi ha sempre affascinato in particolare è stata la costruzione delle assonometrie e delle prospettive, con l’apoteosi dello studio delle ombre proiettate!

Tutto questo preambolo, e dove voglio arrivare … nostalgia delle superiori? esaltazione delle ombre? vanto personale??? Nulla di tutto ciò, per il momento!
Stavo invece riflettendo sullo sforzo mentale necessario per immaginare un oggetto da un certo punto di vista, da una particolare angolazione o sotto una luce specifica: per i disegni ci sono le regole,  ci sono i fuochi a cui convergono tutte le linee, c’è una linea dell’orizzonte ben precisa … invece con le persone non c’è nulla di tutto ciò, non viene insegnato come guardare con gli occhi degli altri, non si riesce bene a comprendere in che modo il mio amico/collega/familiare, o qualunque persona entri nella nostra vita, vede la realtà;  vediamo davvero lo stesso tavolo o no? Leggiamo la stessa frase o il senso cambia da un DNA all’altro? Abbiamo lo stesso incarico o lavoriamo per società diverse?
Questa discordanza diventa più acuta se c’è un errore: dare la colpa, fare un passo indietro e puntare il dito è il compito più facile del mondo; trovare una soluzione all’errore è un incarico da lasciare ad altri … figuriamoci cercare di comprendere il motivo dell’errore! Trovo desolante la pigrizia mentale e superficialità  ….
Sì, un attimo, fatemi leggere nella vostra mente: “Ecco qui uno che spara sentenze! Mancava solo lui!”. No, state tranquilli, non intendo aggiungermi alla schiera di chi giudica i giudici: mi rendo conto che guardare con altri occhi mina le mie certezze, mette in discussione le abitudini e mi  blocca! Per questo puntare il dito diventa una questione di sopravvivenza, diventa indispensabile perché la mia vita possa procedere tranquilla e serena senza troppi intoppi … mica posso fermarmi a pensare ed a guardare altre prospettive! L’unica che conta è la mia!

Ogni tanto poi mi viene in mente che esiste un Dio il quale,  per poter aiutare l’essere umano,  è diventato Egli stesso uomo … perché solo così poteva vedere quanto sembra distante il Padre … solo indossando la carne poteva apprezzare la fragilità … solo soffrendo ha potuto farsi carico dell’abisso di emozioni e di bisogni del cuore. La mia preghiera di stanotte è che possa ricordarmi (non troppo spesso) che se Gesù ha dovuto abbracciare la nostra essenza, per me è sufficiente cambiare punto di vista.

Quando una canzone ti prende …

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Avevo intenzione di scrivere di alcuni episodi di ordinaria follia automobilistica  vissuti pomeriggio mentre rincasavo (segnali non visti, sensi unici contromano, parcheggi pittoreschi, e simili).Mentre controllavo gli avvenimenti del giorno, apprestandomi ad “inveire” contro il mancato rispetto delle regole basilari della circolazione, ho trovato il link di una canzone dei Guns N’ Roses (Sweet child o’ mine); non la ascoltavo da un po’ di tempo per cui ho indossato le cuffiette e mi sono immerso nella musica, nelle parole non sempre comprensibili per chi come me non mastica granché l’inglese, negli assoli di chitarra.

Da lì ho “perso” circa un’ora, perché poi sono andato di canzone in canzone, vagando nei ricordi e nella fantasia … fantasia di una chitarra tra le mani (a proposito, invidio Slash!), dita che graffiano le corde, amici intorno con cui cantare e suonare … ma anche il ricordo di 21 anni fa, di una chitarra poggiata su un tavolo, durante un campeggio in montagna, ed il desiderio di imparare a suonare (poi son effettivamente riuscito a strimpellare qualcosa).

Le vita è un po’ come la musica: le note si susseguono su un pentagramma come i pensieri/sentimenti scorrono nei nostri giorni; ci sono gli alti e bassi, le parti monotone o leggermente stonate, le pause, le chiavi di “lettura” e le pagine da voltare.; la melodia sarà completa solo alla fine del viaggio.
Vorrei solo che la mia canzone fosse scritta da me, vorrei che non fosse vuoto il pentagramma … e vorrei (perché no?) che fosse una bella canzone!

Buona vita

Nell’attesa …

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Girano tanti pensieri per la mente, e non saprei da cosa iniziare!
Quando mi trovo in queste condizioni, so che devo attendere, che devo dare agli eventi ed ai pensieri il tempo necessario per assestarsi, per decantare, perché tutto torni limpido e visibile, perché gli avvenimenti ed i fatti vengano posti nella giusta prospettiva.

Ho sempre inteso il tempo come amico e compagno nel viaggio inatteso che è la vita. Poco importa l’ora o il giorno, diventa importante il presente, spartiacque del prima e del dopo: prima non c’ero; dopo, ad un certo punto, è iniziata la mia storia. Prima non sapevo cosa fosse l’amore; dopo quella donna è divenuta mia compagna di vita e di tempo. Prima non sapevo chi fosse Dio; dopo sorrido al riconoscere il Suo passaggio nella mia vita e nella Storia. E continuando così, unendo tutti i puntini di presente, c’è la mia vita a dipanarsi.

Sto diventando poetico: il fatto è che di notte mi viene più facile con il silenzio e la tranquillità intorno a me. Qualche volta dovrò tentare di scrivere appena sveglio, quando ancora non sono cosciente e si agisce per automatismi e non per volontà … oppure al lavoro, tra una pratica e l’altra, mentre tento di compilare le note dinamiche e di non badare troppo alle altre parole e persone intorno (che poi i colleghi bastardi che tentano di distrarti mentre sei in linea ci sono sempre!) … o ancora buttare qualche appunto mentre inseguo la mia piccola peste badando che non distrugga casa e non si faccia male. Dovrò trovare il tempo!

Va bene, ora ritorno all’impegno della sera: scrivere una comunicazione cercando di restare obiettivi e fornendo le giuste informazioni, ora sembra che il ricordo sia più chiaro.

Nel frattempo, buona vita.

Prova … uno due tre … ssssa …. sssssàà …

Sono curioso!

L’idea di un blog, un diario dei tempi “moderni”, mi ha sempre incuriosito!
Da adolescente tenevo un diario, dove raccontavo le mie avventure e disavventure di sbarbatello in crescita!
Ora, con la barba molto più folta (che diventa indecente in 3 giorni) e con i capelli sempre più diradati, ritorno al diario ed al tentativo di tradurre in parole quello che tanto tempo fa si fissava sulla carta.

E’ stata una giornata particolare: se si rimane nei ranghi, si vive tranquillamente … appena cominci a toglier fuori la testa dal sacco, chi ti circonda si chiede cosa sia successo e “cosa vuole questo ora!”. Aggiornamenti in merito a breve, non è il caso di togliere subito la suspense (si scrive anche così!).

Il nome del blog? Per i miei colleghi di lavoro è croce e delizia delle pratiche di ogni giorno, ed è quello che intendo ora per diario: lasciare traccia di come si è “gestita” la giornata, delle parole dette, di quelle sottintese e delle abbreviazioni fantasiose, ecc.

E’ solo una prova, un tentativo; così come lo è la vita in fondo! Che poi servirebbe una seconda possibilità per mettere in pratica l’esperienza maturata: dovremmo risorgere almeno una volta, no?

Buona vita, a presto